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10月4日 LETTI IN UN SORSO- Santo Cielo! Ma l’hai vista com’è vestita quella? Le bottiglie se ne stavano, tutte allineate in bell’ordine, sugli scaffali del supermercato. Quelle delle regioni del nord, superbe ed altezzose, guardavano di sottecchi verso il fondo della corsia, dove le bottiglie dei vini del centro-sud si intrattenevano in conversazioni chiassose e, secondo il giudizio delle prime, piuttosto inutili. Era stato uno Zibibbo a parlare, riferendosi ad una grassa signora dai capelli tinti di rosso che spingeva un carrello stracolmo di cibarie con fare incerto e passo piuttosto ondulante. Il Cirò allungò a sua volta lo sguardo sulla matrona e scosse la testa, senza osare aggiungere alcunché. Un Malvasia delle Lipari si sentì allora in dovere di commentare: - Certo che a quest’ora c’è della gente… solo verso sera va meglio, quando arrivano tutti quei bei signori con il vestito grigio e le cravatte eleganti. Qualche metro più indietro, un Morellino ne approfittò per inserirsi nella conversazione; tenuto al confine fra le noiose bottiglie settentrionali, che non aprivano quasi mai bocca, ed i Sassicaia, che ritenendosi blasonati non davano confidenza a nessuno, spesso si annoiava: - Eh, loro sì, che ci guardano! E come, ci guardano! Ci soppesano, ci girano in mano, leggono le nostre etichette… Il Malvasia annuì convinto. - L’unica cosa che non mi va molto del loro comportamento – proseguì il rosso toscano – è che ci impongono la compagnia a tavola: mai che ci lascino liberi di scegliere! Io, per esempio, li sento sempre parlare di arrosti e di bistecche al sangue… E pensare che a me la carne non piace nemmeno! Figuratevi, sono vegetariano, io! Un Alcamo bianco stava seguendo con attenzione tutta la conversazione. Viveva da tempo una turbolenta passione per i gelati alla vaniglia, che lo guardavano ammiccanti dallo scaffale di fronte, ma non venendo ricambiato si struggeva in monologhi malinconici, ed era spesso di cattivo umore. Rivolto dunque più a se stesso che alle altre bottiglie, con tono lamentoso approfittò della pausa del Morellino e prese la parola: - Non me ne parlate, ah, non me ne parlate! – ed a questo punto portò la mano alla fronte in un gesto teatrale di disapprovazione; - io, ai crostacei, ci sono proprio allergico! Appena mi ci avvicino, ecco che prendo tutto a gonfiarmi sul collo, e mi viene da grattarmi ovunque… La pasta al ragù, invece: quella sì che mi piace! Ma non c’è verso, tutti quelli che mi comperano, prima mi fanno prendere un raffreddore nel frigorifero, e poi mi piazzano in tavola con questi vassoi di gamberi, astici ed aragoste… Ed io ho un bel da lamentarmi, sapete? Ah, eccome che mi lamento! - e ripeté il gesto teatrale di prima, questa volta più marcato per renderlo maggiormente drammatico - Ma quelli… macché, non mi danno mai retta. Col gelato, allora, gli dico: niente, non mi vogliono ascoltare. Pare anzi che non mi sentano proprio! E, con un lungo sospiro, si ingobbì nel suo spazio, stretto fra un Corvo Glicine ed un Donnafugata. Proprio in quel momento si avvicinò un ragazzo sui trent’anni, in jeans e camicia blu. Prese dapprima il Corvo, ne lesse l’etichetta, la confrontò con quella del Colomba Platino (che lo convinceva davvero poco, a giudicare dall’espressione), poi lo rimise a posto ed afferrò l’Alcamo, posandolo nel carrello. Il viaggio sulla vecchia vespa bianca fu breve; nel sacchetto giallo, appeso sotto alla sella, l’Alcamo fece amicizia con una vaschetta di rucola, che con forte accento romagnolo gli raccontò tutte le storie sul Passatore, mangiatore di piada e gran bevitore di Albana. Improvvisamente, fu tutto buio per l’Alcamo; buio e freddo. Freddissimo, anzi. Rabbrividiva tutto, sdraiato in quel posto gelido. E cos’era mai? Ma come, un minuto prima stava sul tavolo della cucina, ed un minuto dopo, s’apre una porta, s’accende una luce, poi la luce si spegne e tutto si copre di brina. Quasi non riusciva a muoversi, da tanto freddo aveva. Volse giusto gli occhi, prima da un lato e poi dall’altro, per vedere se era il solo, lì dentro. A destra, una confezione di bastoncini di pesce immobili come stoccafissi. A sinistra, nell’oscurità, intravide una forma… tonda da un lato… con una punta… di colore azzurro… Mamma Santa! Era un Cornetto! Oh sì, era proprio un Cornetto! Era lì, sdraiato sensualmente al suo fianco, e si immaginava la vaniglia nuda, sotto a quel vestitino attillato celeste, con quei suoi bei capelli di cioccolato e nocciole… Audacemente, si avvicinò. Sorrise, ed allungò un braccio attorno a quel vitino così ben tornito. Il Cornetto parve apprezzare, ed ebbe un brivido. Incoraggiato, l’Alcamo si avvicinò ancora di più, e si distese al suo fianco. Scostò leggermente la confezione azzurrina, e diede un morso a quella dolcissima vaniglia; quest’ultima si sfilò del tutto il sottile involucro che la conteneva, e si concedette con passione al focoso siciliano. D’improvviso, tornò la luce. - Laura! E’ scoppiata la bottiglia… Ci dobbiamo aprire una birra, con le tagliatelle di tua madre!
Testo presentato al concorso letterario "Letti in un sorso" 2006 |
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