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October 28 AMORI PERVERSI D'AUTUNNOQuando credete di avere toccato il fondo, quando siete ormai convinti del fatto che peggio di così non potreste fare, non createvi illusioni: non siete nemmeno a metà dell’abisso. C’è ancora tanto buio, sotto di voi. C’è ancora tanto spazio, per precipitare.
Ma siete ancora lì che vi consumate dietro a quell’anima persa che è da primavera che vi scuote gli ormoni? Sissignore, siete ancora lì. Smarriti, dannati. I Bimbi Sperduti non erano nulla, in confronto a voi. E poi loro, almeno, avevano Peter Pan, che, eroico, benché innamorato, sbandato, stralunato, teneva a bada Capitan Uncino, e si prendeva, in qualche modo, cura di loro, li difendeva. Il vostro Peter Pan, invece, nella migliore delle ipotesi, è fuori con un’altra. Nulla di serio, tiene sempre a precisare, ma resta il fatto che lui adesso sta dormendo l’infausto sonno del fedifrago con lei (ammesso che non siano ancora svegli, potrebbero essergli presi i bollenti spiriti, non si sa mai…), e voi siete seduti a gambe incrociate di fronte allo sportello del freezer. Ho detto freezer, non frigo. Perché non si tratta di mangiare, ma di sbrinare. Sissignore, di sbrinare. Di sbrinare il freezer nel cuore della notte. Per tenersi occupati, tanto ormai siete svegli, perché perdere tempo? Perché stare sotto le coperte a rimuginare, ad immaginarsi in quale dannatissima posizione lo stiano facendo (s’incastrassero, una buona volta, e gli si spezzasse pure, il Grande Guerriero: gli starebbe solo bene!), a chiedersi se dormano abbracciati o se si voltino le spalle? No, meglio tenere la testa occupata, meglio fare tutta quella serie di monotoni e noiosi e ripetitivi lavori domestici che si rimandano sempre, tipo riordinare la libreria, fare il cambio dell’armadio, mettere ordine fra tutte le scarpe, anche quelle che non indossate da quando avevate quindici anni ed andavano di moda la punta squadrata ed il mezzo tacco. E poi, sbrinare il freezer. Che però, peccato, lo avete già sbrinato la settimana scorsa, e pure quella prima, adesso che vi viene in mente. Eccovi dunque lì, seduti insonni con la faccia inebetita di fronte allo sportello satinato del vostro costosissimo Whirlpool, e poi con la testa infilata dentro al congelatore che pompa come un forsennato per mantenere la temperatura a 23 gradi sotto zero. Eccovi lì, a constatare, afflitti e sconsolati, che di ghiaccio da cavar via non ce n’è neppure un minuscolo, misero cristallo. Ma voi non vi arrendete. Nossignore. E’ in questo momento che emerge il pervertito che c’è in voi. E’ in questo momento che si svela quel profilo da Mister Hyde che avete sempre cercato di tenere nascosto. E’ in questo momento che vi svelate per ciò che siete veramente. Dei depravati. Dei mostruosi, assatanati, deviati, degenerati, scostumati e dissoluti maniaci ossessivo-compulsivi. Ecco, vi viene in mente l’idea folle. La perversione assoluta. Tre cassetti nel freezer. Ventuno lettere dell’alfabeto. Potreste riordinare i surgelati in ordine alfabetico. Perché c’è della logica, nella vostra follia. Non fate finta di niente. E’ il sogno di tutti voi, avere la dispensa ordinata secondo le lettere dell’alfabeto. Avete cominciato a covare questo insano desiderio quando vi siete scoperti ad ammirare le cabine armadio delle pubblicità, in cui tutti gli abiti sono appesi per sfumatura di colore, dal più chiaro al più scuro; e quando ci avete provato anche voi, siete giunti a due innegabili conclusioni: uno, non avete abbastanza spazio nell’armadio per dedicare uno scaffale ad ogni colore, e due, l’autore di quella pubblicità andrebbe denunciato per istigazione all’isterismo. Avete riordinato le scarpe per altezza del tacco. Avete calcolato un complicatissimo algoritmo che incrociasse gli autori e gli editori della vostra collezione di libri con gli argomenti trattati, il genere ed il colore delle copertine. Avete disposto le videocassette in ordine di durata del loro contenuto. Avete catalogato i campioni di fondotinta in base alla profumeria che ve li ha regalati, ed avete abbinato il colore del perizoma al profumo della saponetta che usate ogni mattina. Adesso è il turno del freezer. Siete emozionati. Con gli occhi che vi brillano, afferrate gli Asparagi e li disponete prima dei Broccoli; poi spostate i Piselli nel cassetto inferiore, ed estraete dall’ultimo le Croccole, per metterle nel primo in alto. Vi state divertendo, di più: vi state distraendo. Che era poi il risultato che volevate ottenere: ecco che l’immagine sfocata dell’Acceleratore di Ormoni si dissolve, per lasciare magicamente posto a quella del Minestrone che si accomoda fra i Funghi ed il Prezzemolo. Ecco, gli Spinaci in basso, il Basilico nel cassetto in alto, il Ghiaccio in quello di mezzo; e poi gli Hamburger, le Patate fritte, i Gamberoni; le Melanzane, i Croissant, i Sofficini. Spostate i cibi gelati con l’abilità e la maestrìa di un direttore d’orchestra; incastrate buste informi e scatole a parallelepipedo con la facilità con cui mettereste in fila i cubi di un neonato. Ogni tanto rimirate il vostro lavoro, e vi sentite orgogliosi. Fino a quando il dubbio vi assale. E’ un’ombra, un brivido: il pezzo che non s’incastra. Il culmine della vostra logica follia (o folle logica) che non trova collocazione. E’ l’alba, avete passato metà della notte seduti a gambe incrociate sul parquet della vostra cucina, vi siete ormai dimenticati dello Sventrapapere misogino che sta russando arrotolato nelle lenzuola del suo letto peccaminoso. E voi siete lì, immobili, con in mano una vaschetta di polistirolo rivestita di pellicola per alimenti. Dentro, una coppia di oggetti di vaga forma romboidale, di colore ocra, dalla superficie irregolare. Guardate l’oggetto, e non vi sapete decidere. Il tormento dell’ultimo pezzo che non entra nel puzzle vi perseguiterà per tutto il giorno, in ufficio, facendovi dimenticare di controllare ogni cinquantatré secondi se l’Ammaliatore di ignare fanciulle vi abbia mandato un sms in risposta ai vostri ultimi quindici. Perché il problema che si pone è grave. Le Cotolette di Pollo, voi, le archiviereste sotto la “C” di cotolette o sotto la “P” di pollo?
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