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日志


12月28日

NEVE DI BOLOGNA

Due settimane fa a Bologna ha nevicato.

Solo due ore, a pomeriggio inoltrato: le strade erano illuminate dai lampioni, dalle luci dei negozi e dai fari delle auto. Le strade di poco passaggio invece, quasi buie, eccezion fatta per i radi e fiochi lampioni, lampioni di second'ordine, in quelle strade di second'ordine, si sono imbiancate subito. I pochi passanti, frettolosi e freddolosi, avvolti nei loro pastrani e nelle sciarpe sollevate fino a coprire quasi gli occhi, lasciavano le orme sui pochi millimetri di neve caduta.

La Lety guardava la neve, dalla vetrina del suo negozio: l'albero di Natale sulla destra, un tavolino con un piccolo lume sulla sinistra, tanti pacchetti da fare sul tavolo. La Lety guardava la neve preoccupata, il Burgman era parcheggiato nella via in angolo, sarebbe stata dura andare a casa quella sera. Ma guardava la neve anche con gioia, i fiocchi bianchi, soffici e giganteschi che cadevano silenziosi ovattavano l'atmosfera, rendendo silenziosi anche i grandi autobus che, quando transitano in corsa sui lastroni di Strada Maggiore, fanno tintinnare i vetri delle cristalliere.

Carta verde, nastro rame. Prima un nodo, poi il fiocco, il tocco finale con il nastrino di raso, l'etichetta.

La neve che cade leggera ha un odore azzurro, striato di blu, nelle sue note più alte - le più fredde. L'aria gelida, del colore di una perla, odora di ghiaccio misto ad un suono stridulo di violino. Sembra un bambino che piange - o forse sta solo ridendo.

Carta marrone, nastro verde. Il nodo, il fiocco, il nastrino di raso, l'etichetta.

I motorini sfrecciano veloci, nel tentativo di arrivare a destinazione prima che le strade si blocchino definitivamente, rendendo impossibile il ritorno a casa sulle due ruote. Ma la neve, che ormai cade copiosa, sopisce qualunque rumore, e gli scooter paiono comparse di un vecchio film muto, uno di quelli con la colonna sonora suonata al pianoforte... ed il pianoforte si sente veramente, in negozio: ma è il concerto di Rachmaninov, lo stereo collocato dietro al paravento lo suona infaticabilmente ormai da alcune ore.

Carta rame, nastro oro. Nodo, fiocco, nastrino di raso, etichetta.

La neve continua a cadere.

Dopo un paio d'ore ha cominciato a piovere, la neve si è disciolta in pochi minuti. La strada era tornata ad essere il solito pantano maleodorante, l'aria era nuovamente grigia, la pioggia ha un odore color prugna; gli autobus di nuovo rumorosi, le auto di nuovo arroganti, i motorini di nuovo sfrontati.

Carta blu, nastro blu. Il suo preferito. Prima il nodo, poi il fiocco, il nastrino di raso, infine l'etichetta.

Questo è venuto proprio bene.

La Lety ha guardato fuori, tirando un sospiro a metà fra il deluso ed il sollevato. Il ritorno a casa non sarebbe stato troppo difficile. Poteva tornare a concentrarsi sul suo pacchetto.

 

Lettera a Stefano, 21 dicembre 2003