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6月28日 UNA STORIA DI MARE (E DI TERRA)Rada di Portoferraio. Mare forza 5. 35 nodi di vento. Onde alte un metro e mezzo. Creste bianche e spumose ovunque. Visibilità inferiore alle due miglia. Frangenti al mascone che superano la falchetta. Boccaporti serrati, venti centimetri di acqua in pozzetto. Tre mani di terzaroli alla randa, fiocco piccolo a prua, 32 gradi di sbandamento, andatura di bolina. Le scotte sono allo stremo, serrate attorno ai winches che mugolano; l’albero fa sentire al sua voce nella mastra, le drizze sibilano, le sartie si lamentano imprigionate nelle lande, la chiglia geme, gli arridatoi si tendono, il fasciame urla contraendosi e deformandosi. Si rompe un garroccio ai piedi del fiocco. Poggio leggermente, inserisco il pilota automatico, lasco la scotta della vela prodiera. Mi sgancio dal timone, mi inginocchio sulla tuga, attacco il moschettone dell’imbracatura al tientibene, passo sotto alle sartie di sopravvento, supero il piede dell'albero, attacco un secondo moschettone ad uno dei golfari, mi accovaccio sopra il pozzetto dell’ancora. Con una piccola sagola do un paio di giro di volta nell’occhiello del garroccio del fiocco, li fermo con una gassa, metto il resto della cima a doppino, ne serro un’altra doppia attorno allo strallo, fermo tutto con due mezzi colli; speriamo che tenga. Mi stacco dal primo moschettone, faccio presa sull’albero, a chinino ruoto verso poppa, mi incammino verso il timone. Sto proprio per mettere il piede nel pozzetto quando un’onda più alta delle altre si infrange sulla prua, abbracciando quasi il piede dell’albero. La barca ha uno scossone, si piega prima a destra e poi rimbalza a sinistra, la prua sta per entrare nel letto del vento, mi tendo ma il timone è ancora troppo lontano. Si rimette in rotta, ma io ho già perso l’equilibrio. E’ un attimo. Tutto il peso sulla gamba destra, all’improvviso; il piede scivola, supera il gradino della panchetta, si torce in maniera anormale, la punta piega verso l’interno della gamba, il malleolo appoggia sul fondo del pozzetto. Caviglia slogata. Diagnosi: distorsione dei legamenti, versamento, strappo al polpaccio, interessamento del ginocchio. Prognosi: dieci giorni a letto, condizionatore a palla, tre cuscini sotto alla gamba, una montagna di ghiaccio sopra, pomate a iosa, naprossene sodico in quantità industriale. Il freezer fa gli straordinari, per produrre tutti i cubetti che mi servono. Mare forza 5, 35 nodi di vento, bolina assoluta. Magari. Scendendo dal marciapiede su via Rizzoli mi sono imbalzata come una dilettante. Che vergogna. Morirò investita da una bicicletta.
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