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July 06 ZIA LETY A PRIMAVERAL'innamoramento è quella fase della propria vita in cui si compiono le peggiori azioni con gli oggetti più innocui. Per esempio, con un telefonino. L'azione depravata in questione non è, checché voi ne possiate pensare diversamente, inserirlo nei luoghi più osceni in modalità vibrazione, sia ben chiaro; di gran lunga più devastante per il proprio ego è fare cose di ben altro genere, tipo per esempio mandargli un sms chiedendogli, con folle disperazione e livello di autostima sotto i tacchi delle scarpe, un appuntamento per un sabato sera di otto settimane dopo (non sia mai che prima abbia preso degli impegni, potrebbe darvi buca). Altrettanto distruttivo ed annichilente è attendere incollate al telefono un suo seppur minimo cenno di risposta: questa fase, che può durare da pochi minuti a svariati giorni, consiste fondamentalmente nell'attaccarsi il cellulare addosso facendone una sorta di appendice plastica del proprio corpo, portandoselo ovunque (e per ovunque si intende davvero “in qualunque posto”: sotto la doccia, ai fornelli, in ascensore se si scende a riattaccare la corrente che è saltata, perfino sul bidet). E se vi chiamasse proprio mentre siete distanti dal cellulare e non ne sentiste il trillo, od arrivaste in ritardo per rispondere? Sarebbe un dramma, potrebbe anche pensare che stiate frequentando un altro e che di lui non ve ne importi assolutamente nulla (si vede proprio che non vi conosce ancora bene…). In genere dopo alcuni giorni di questa tortura psicofisica si perde completamente il contatto con la razionalità, e si sprofonda nel baratro senza ritorno dell’umiliazione. Tipico di questa fase è infatti mandargli un primo sms contenente una frase banalissima, al limite della demenza, semplicemente per dargli modo di avere una scusa per rispondervi e, non ricevendo risposta, inviargliene un altro chiedendogli se per caso non abbia ricevuto il primo; dal momento che se non vi ha risposto al primo messaggio potete stare certi che non degnerà di risposta nemmeno il secondo, annichilire il proprio quoziente intellettivo facendo uno squillo anonimo sul suo cellulare, per verificare che ce l’abbia acceso o che sia in una zona coperta dal campo. Confessate che l’avete fatto anche voi, e ben più di una volta! Questo è decisamente il punto di non ritorno, il momento in cui, raggiunto il fondo dell’abisso, bisognerebbe cercare di arrampicarsi sulle pareti per risalire verso la luce (cioè verso la sanità e la lucidità mentale); purtroppo per il proprio ego però quando si è davvero perse dietro a quell’anima nera che ci sta scombussolando gli ormoni si comincia a scavare furiosamente sul fondo, dando dimostrazione a sé stessi ed agli altri che l’intelligenza di cui in genere siete state ritenute generosamente imbevute fin dalla nascita è cosa dotata di vita propria, che al momento meno opportuno leva le tende e se ne va in vacanza, lasciandovi alle prese con la vostra totale imbecillità, sole e depresse. Il passo successivo è tanto banale quanto scontato: giurare a se stesse che non ci si cascherà più, che non ci si lascerà mai più umiliare fino a questo punto, che cascasse il mondo, nessuno sarà più degno della vostra fiducia totale ed incondizionata. Fino alla primavera successiva, è ovvio.
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Ai soli fini statistici, si pubblica il riepilogo degli sbandamenti delle ultime primavere:
2001: un romano, pure un po’ burino, motociclista e tatuato. E’ stato un disastro, tra l'altro constatabile da tutti i frequentatori di questo blog. 2002: un buddista di La Spezia. 2003. un ebreo comunista. 2004: il direttore della filiale in cui lavoravo. 2005: il vicedirettore di un quotidiano della mia regione, politicamente impegnato, sposato e padre di famiglia. 2006: un noto Principe del Foro bolognese, che mi abbindolò con il seguente sms: "sabato porto mia moglie al mare con i bambini, così poi possiamo uscire". 2007: un finocchio.
Tutto sommato, quindi, direi che quest'anno non mi è andata nemmeno troppo male!
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